Il latte preferito dalle mamme

Barbara Paolinelli

Psicologa e Psicoterapeuta

Sono psicologa e psicoterapeuta, iscritta all’Ordine degli Psicologi della Provincia di Trento, luogo in cui svolgo la libera professione. Sono lieta di rispondere a domande che riguardano la genitorialit? e altre problematiche di natura psicologica legate all’infanzia.

Per informazioni più precise sullo stato del bambino e sulle domande esposte su questo sito si prega di consultare uno specialista.

francesca

Gentile Dott.ssa sto per avere un figlio, ho scelto di tenerlo a di dargli la luce eppure ancora non lo accetto. questo mi provoca sensazioni di rifiuto e pensieri alle volte dagli oscuri risvolti… ho sempre creduto di essere una donna equilibrata eppure ora mi chiedo: qualcosa mi differenzia da quelle donne, madri, di cui la cronaca nera ci riempie le orecchie..e la testa? Ha degli elementi che mi aiutini a sciogliere questo quesito? Grazie

L’ESPERTO RISPONDE…

Cara Francesca,

sa che cosa la “differenzia da quelle donne, madri, la cui cronaca nere ci riempie le orecchie e la testa”?

La sua consapevolezza, la sua autoanalisi e l’ammissione che qualcosa dentro di lei non sta andando per il verso giusto.

Avere ammesso, anche se con me, una sconosciuta, le sue angosce, non è poca cosa, così come avere chiesto aiuto è un altro punto in suo favore.

Consapevolezza, comunicazione del problema  e richiesta di aiuto sono metà del percorso da fare, e sono gli elementi che la differenziano dalle donne citate nei fatti di cronaca.

Nella mail non mi scrive se ha un compagno vicino, se ci sono dei genitori o dei familiari che la sostengono, altri figli, se è contenta della sua vita lavorativa, se ha degli hobbies...

Da quello che colgo tra le righe, c’è una lacerazione forte tra il suo dovere e il suo volere, tra quello che ha scelto di fare in virtù dell’altruismo verso chi sta crescendo dentro di lei e quello che avrebbe voluto per se.

E il senso del dovere pesa come un macigno e le “provoca sensazioni di rifiuto e pensieri alle volte dagli oscuri risvolti..”.

È il senso di dovere di una donna che si è presa l’ “impegno” di farsi carico totalmente di un’altra vita, di una vita nuova. E il punto cruciale è che lei neanche conosce l’essere per il quale ha preso l’ impegno, non sa ancora chi è, deve materialmente ancora conoscerlo.

E allora: perché prendersi un impegno, perché provare sensazioni nuove e spiacevoli, e faticare, per qualcuno che in realtà non si sa nemmeno chi è e come è?

Cara Francesca, nella mia esperienza clinica, capita spesso di sentirmi dire: ma perché è capitato proprio ora che non era il momento giusto?

La nostra cultura è intrisa di tanto romanticismo e di tanta mitizzazione sul momento della gravidanza e della nascita di un bimbo, descritti come di momenti magici e unici per una donna. Se stiamo con la realtà non è proprio così, tutt’altro.

Il senso di responsabilità verso qualcuno, vedere e sentire il proprio corpo che cambia, dover fare la conoscenza con una nuova vita che viene da noi ma che è diversa da noi, la paura di non essere all’altezza del ruolo di genitore, la paura di non innamorarsi di questo essere, bloccano, angosciano, fino a farci fare pensieri estremi.

Tutto sta nella natura  e nel mistero della vita. Parlare di questi problemi e farli emergere e poterli condividere con altre persone e con altre donne, permette di uscire da una visione romanzata e cinematografica della maternità per farci entrare nella realtà, quella comune a tutte le persone. e parlare di questi problemi serve anche a dar loro un peso specifico e ad affrontarli, lasciando andare via paure che la nostra fantasia ingigantisce e alimenta quando non ha possibilità di farle venire alla luce.

Allora le chiedo, se vuole fare un accordo con me! Cioè di scrivere le sue paure, le sue angosce più truci tutte le volte che le verranno in mente, e tutte e volte che vorrà condividerle con me, prenda il suo PC e mi scriva. Io ci sarò a rispondere!

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