Il latte preferito dalle mamme

Barbara Paolinelli

Psicologa e Psicoterapeuta

Sono psicologa e psicoterapeuta, iscritta all’Ordine degli Psicologi della Provincia di Trento, luogo in cui svolgo la libera professione. Sono lieta di rispondere a domande che riguardano la genitorialit? e altre problematiche di natura psicologica legate all’infanzia.

Per informazioni più precise sullo stato del bambino e sulle domande esposte su questo sito si prega di consultare uno specialista.

martina

Buongiorno, mi scuso per il disturbo, ma ho urgente bisogno di un consiglio da una persona "esperta". Mi chiamo MArtina, ho 21 anni e sto studiando per diventare operatrice per l‘assistenza ai bambini. Nel frattempo, da circa un anno, sto lavorando come baby sitter di un bambino di 6 anni, Carlo. Carlo viene da una famiglia borghese, economicamente molto benestante. Il problema é che il bambino é ingestibile sotto diversi punti di vista. Il primo riguarda il cibo. Quando ho incontrato la prima volta la mamma di Carlo, mi aveva messa al corrente di quello che mangiava il bambino: fussilli al pesto, spaghetti al pomodoro, hamburger, prosciutto cotto, pollo. Fine. Carlo non voleva saperne di mangiare altro e lei si giustificava con un semplice "cosa devo fare? se piange.." Ora, a distanza di un anno le cose stanno peggiorando notevolmente. Non mangia pi๠la pasta, in nessun modo. Provo a convincerlo a mangiarla, ma lui piange e si mette sotto il tavolo in preda a singhiozzi disperati (e non sto esagerando). Non mangia pi๠nemmeno gli hamburger, perché una volta era ammalato e la sua mamma mi ha detto che ha vomitato dopo averne mangiato uno. Se provo a cucinargli qualcosa di nuovo batte i piedi e torna ancora sotto al tavolo piangendo. Inutile dire che la mamma gli prepara sempre e solo quello che vuole lui. Ma cosଠnon mangia nulla! nella mensa scolastica ovviamente non mangia mai nulla e gli insegnanti hanno chiamato diverse volte la mamma per farle notare che Carlo piange alla minima osservazione e non accenna a mangiare..so che il suo non é un problema di gusti, perché ad esempio la pasta l‘aveva sempre mangiata fino a poco tempo fa, ma di capricci. Preferisce mangiare il pollo, quindi si impunta a mangiare solo quello. Vorrei avere un polso un po‘ pi๠fermo, ma purtroppo non sono io la mamma. Ho provato a parlarne con lei, ma mi ha detto che é solo un bambino e che quindi va assecondato, che noi non possiamo farci niente. Un altro problema riguarda i compiti. Non c‘é verso di farglieli fare senza prima un‘ora di pianto ininterrotto. Sempre il solito tavolo, sempre le solite lacrime. E poi ci mette 2 minuti per finirli tutti. Uguale se la mamma non arriva a casa con il regalino, la sera. Vive male la competizione perché é sempre stato abituato a vincere, dai suoi genitori. Il venerdà¬, dopo la lezione di ginnastica, torna a casa piangendo se non ha vinto la partita di calcio a scuola. Ma il problema pi๠grave resta il cibo. Non so pi๠come fare, sento un senso di responsabilità  nei confronti di questo bambino, ma so di non essere la mamma e di non avere potere decisionale. Cosa devo fare? Secondo lei é giusto che i genitori lo educhino in questo modo? Ah, mi sono dimenticata di dirle che il bambino viene ancora imboccato. Non mangia da solo, pur essendone capace. QUando deve mangiare si mette sul divano e la mamma o il papà  lo imboccano. Ovviamente mi é stato detto di farlo, anche io. Lui sta là¬, sul divano. QUando vuole qualcosa dice il nome di quella cosa, e se non arriva entro 30 secondi aggiunge un "ti muovi?". Pi๠volte l‘ho ripreso, ricordandogli che esistono i vari "per favore" e "grazie", ma lui mi ha risposto quasi sempre "il mio papà  mi ha detto che quando ci sei tu il capo sono io!". Inoltre da qualche mese ha smesso di dormire nel suo lettino, cosà¬, senza apparente motivo. Si é trasferito nel lettone dei genitori e non vuole piu๠tornare nella sua cameretta. Ha 7 anni! Mi dia qualche consiglio, per favore. La ringrazio per l‘attenzione. Cordiali saluti.

L’ESPERTO RISPONDE…

Cara Martina, ho letto la sua mail, e sono colpita dallo stile educativo con cui i genitori di Carlo stanno tirando su il loro bambino.

Lei come persona e come studentessa, ha osservato alcuni comportamenti di Carlo e dei genitori e ha dedotto che la gestione del cibo, dello sport, dei compiti, sono aspetti importanti della vita di Carlo, vissuti male dal bimbo a causa di uno stile educativo, che offrono mamma e papà. Che cosa può fare lei Martina?

Come sopra scrive, “sento un senso di responsabilità, ma so di non essere la mamma e di non avere potere decisionale”.

Ed è proprio questo il punto: sono i genitori che dovrebbero avere consapevolezza di quello che sta capitando con Carlo. Lei ha fatto quanto era in suo potere: portare alla mamma il suo punto di vista. Questo è tutto quello che era in suo potere fare, dovrà essere la mamma ad attivarsi e a decidere che fare!

Rispetto al suo rapporto con Carlo, invece, aggiungo che nonostante la situazione presente, per onestà con se stessa, può mantenere la sua linea educativa. Almeno il bambino avrà un adulto, oltre i suoi genitori, con cui costruire una relazione alternativa e sana, fatta di regole e di frustrazioni, oltre che di celebrazioni (“il papà ha detto che il capo sono io”).

Spero intanto di esserle stata utile. Se ha altro da chiedere o qualsiasi riflessione le venga in mente, non esiti a contattarmi. A presto!

Invia una domanda